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Con estremo piacere propongo la
Recensione di
POLIFONIA DELL' IO di Hossam Barakat
edito da JRM BOOK FUSION su Youcanprint, 2026
Polifonia dell'Io rappresenta un itinerario poetico intenso e articolato, nel quale Hossam Barakat, poeta egiziano laureato in Lingua e Letteratura Italiana, sceglie la lingua italiana come spazio privilegiato di espressione e di dialogo interculturale. La raccolta, composta da cinque movimenti, si distingue per la varietà delle forme poetiche adottate – haiku, tanka, aforismi e poesie in verso libero – che convivono armoniosamente, dando vita a una scrittura capace di alternare essenzialità e riflessione. Mi piace definire quest'opera un canto a molteplici voci per un’ unica sinfonia.
Il primo movimento, L'Io frantumato, costituisce il nucleo introspettivo dell'opera. Qui il poeta esplora la complessità dell'esistenza umana, interrogandosi sull'identità, sulla fragilità e sul senso del vivere. L'io lirico non si presenta come un'entità compatta, ma come una coscienza in continua trasformazione, attraversata da dubbi, memorie e ricerca di autenticità.
Tanka 1
Vetro incrinato
cento volti a guardarmi
nessuno resta
solo il fiato del tempo
sa chiamarmi per nome
In questi cinque versi Barakat condensa il senso della frammentazione dell'identità. L'immagine iniziale del "vetro incrinato" richiama un io spezzato che non riflette più un'unica immagine, ma una molteplicità di volti e di possibilità. I "cento volti" evocano le maschere sociali, gli sguardi degli altri e le molteplici identità che attraversano l'esistenza, mentre il verso "nessuno resta" introduce il tema della precarietà dei rapporti umani. Solo il tempo, personificato nell'ultimo distico, conserva la memoria autentica dell'individuo ed è l'unico capace di "chiamarlo per nome". È una chiusa intensa, nella quale il tempo non è più soltanto una dimensione cronologica, ma diviene custode dell'identità più profonda.
Nel secondo movimento emerge il tema dell'amore, declinato nelle sue molteplici sfaccettature: sentimento, desiderio, nostalgia e occasione di crescita interiore. Barakat evita il sentimentalismo e preferisce una poesia misurata, nella quale l'emozione nasce dalla forza evocativa delle immagini e dalla sobrietà del linguaggio amoroso.
Le poesie dedicate ai conflitti contemporanei, con particolare attenzione alla tragedia di Gaza e al conflitto israelo-palestinese, danno vita al terzo movimento e testimoniano una sensibilità etica che non rinuncia alla complessità dell’ analisi. La poesia diventa così strumento di testimonianza e di riflessione, storica e civile, invitando il lettore a confrontarsi con il dolore collettivo senza cedere alla facile retorica.
Di particolare interesse è il quarto movimento, dedicato alla lingua e all'arte. In queste pagine emerge con chiarezza la duplice appartenenza culturale dell'autore: le radici egiziane dialogano costantemente con la cultura italiana, dando origine a una voce autenticamente bilingue e interculturale. L'italiano non appare come una semplice lingua acquisita, ma come una seconda patria letteraria, scelta consapevolmente quale luogo di creazione poetica.
Manifesto poetico
Mia Musa,
non sei voce, ma spazio che mi attraversa.
Ogni verso che scrivo
non mi appartiene: mi accade.
E quando ti cerco,
non trovo forma,
ma il modo in cui la forma si dissolve
Il quinto e ultimo movimento, Il tempo e l'oltre, apre infine una riflessione di carattere filosofico ed esistenziale. Il tempo viene osservato nella sua dimensione umana e metafisica, mentre l'oltre assume il valore di interrogativo aperto sul destino, sulla memoria e sulla possibilità di una trascendenza che la poesia tenta di sfiorare senza pretendere risposte definitive.
L’Io Ricomposto
Frantumi d’io si saldano nel tempo,
amore e mondo forgiati in lingua doppia.
Contemplo l’altrove: non più crocevia perso,
ma ponte tra dune arabe e gondole
italiane.
La poesia? Eco di un dio che ride.
Questo Epilogo è molto significativo perché racchiude in cinque versi l'intero programma poetico del primo movimento.
Questi versi sembrano rispondere idealmente al "Vetro incrinato" del primo movimento. Se all'inizio l'Io appariva spezzato e disperso, qui i "frantumi" trovano una nuova possibilità di ricomposizione. Non si tratta di un ritorno all'unità originaria, ma della conquista di un'identità più complessa, maturata attraverso il tempo e l'incontro con l'altro.
Di particolare rilievo è l'espressione "lingua doppia", che riassume la condizione esistenziale e poetica di Barakat. L'arabo e l'italiano non sono semplicemente due idiomi, ma due orizzonti culturali che si fondono in un'unica voce poetica. L'immagine del "ponte tra dune arabe e gondole italiane" diventa così una metafora dell'intera opera: la poesia come luogo di dialogo, attraversamento e riconciliazione fra mondi apparentemente lontani.
La chiusa, "La poesia? Eco di un dio che ride", sorprende per la sua apertura simbolica. Dopo aver attraversato la crisi dell'io, l'amore, il dolore della storia, il rapporto con la lingua e il tempo, il poeta approda a una definizione della poesia che rinuncia a ogni solennità. L'eco di un dio che ride suggerisce una dimensione di mistero, libertà e ironia cosmica: la poesia non pretende di possedere la verità, ma ne lascia intuire il riflesso.
Nel complesso, questi tre testi delineano con chiarezza l'architettura di Polifonia dell'Io: si parte dalla frantumazione dell'identità (Vetro incrinato), si attraversa una riflessione sulla natura stessa della poesia (Manifesto poetico) e si giunge infine a una ricomposizione dell'io (L'Io Ricomposto) dopo aver attraversato l’ esperienza amorosa e quella drammatica del sociale. Questa struttura conferisce alla raccolta una coerenza profonda: i cinque movimenti non sono una semplice successione di temi, ma le tappe di un autentico percorso esistenziale e poetico. È proprio questa unità interna che, a mio avviso, costituisce uno degli aspetti più riusciti
Il passaggio dall'estrema concentrazione degli haiku e dei tanka all'ampio respiro del verso libero consente al poeta di modulare il ritmo della raccolta, offrendo al lettore continue variazioni di tono e di prospettiva poetica.
Polifonia dell'Io è dunque una raccolta che coniuga introspezione, impegno civile e dialogo fra culture. Hossam Barakat dimostra una sincera padronanza della lingua italiana e una sensibilità poetica capace di trasformare l'esperienza personale in una riflessione di respiro universale. La sua poesia invita il lettore ad ascoltare le molte voci che abitano l'io contemporaneo, ricordandoci che l'identità, come la poesia stessa, nasce dall'incontro tra differenze, memorie e speranze.
Mi piace concludere questa lettura critica con due versi “ simbolo “ dell’ intera raccolta:
Dune e gondole
Due mondi mi abitano senza conflitto,
due radici nella stessa ferita.
Ecco questa è l'anima poetica di Hossam Barakat
Caterina Borsci 05.08.2026